Voli imprevedibili

Scheherazade

Ferdinand_Keller_-_Scheherazade_und_Sultan_Schariar_(1880)

Ferdinand Keller, Scheherazade e il Sultano Schariar, 1880

Mi chiamo Scheherazade.

Ogni notte, racconto una favola fino alle prime luci dell’alba per allontanare la morte.

La mia voce, come il violino e l’arpa della sinfonia di Rimskij-Korsakov, entra nelle alcove a distrarre esistenze assuefatte all’incuranza. A creare un’illusione di calore. A plasmare una carnalità distante, una sensualità inconsistente, che arde per un istante per dissolversi al sorgere del sole.

Ogni notte una storia diversa, ogni notte un diverso sultano, portato qui dal caso.

Le mie fiabe hanno la spigolosa sottigliezza del violino, la cristallina delicatezza del clarinetto, la morbidezza dell’arpa, il suono panciuto del fagotto, fino all’intensità dell’onda travolgente degli archi e dei fiati, alla profondità confortante delle percussioni.

Cerco di riprodurre con le mie parole il rapimento della sinfonia da cui ho preso il mio nome, quell’estasi, quel crescendo che mi infiamma a ogni ascolto.

Provo a regalare quella magia che, da bambina, questa musica misteriosa ed esotica mi dava, risuonando per le stanze ombrose della casa dei miei nonni, seguendomi nei miei nascondigli preferiti, raggiungendomi negli angoli più remoti, rapendomi e portandomi con sè.

Molti degli uomini che intrattengo con le mie parole hanno un animo funestato dalla rabbia, dall’ira vendicativa, che tento di confondere e smussare con la potenza dei miei racconti.

E mi illudo, ogni notte, di aver rimandato, con le mie parole, la morte del loro sentire, di aver illuminato, almeno per un po’, con qualcosa di perfettamente futile, consistente solo della sua effimera e momentanea bellezza, esistenze beccheggianti nella noia.

Sono Sheherazade, lavoro in un call center a luci rosse.

(Il racconto del Principe Kalandar è la mia parte preferita… dal minuto 8:45)

Annunci
Standard
Voli imprevedibili

Senti/Menti

Mia. Estate 2016

Sono un uomo.
Con le idee molto chiare rispetto al mio genere.
Sono un padre.
Faccio l’illustratore su di un giornale a tiratura nazionale.
Ho una compagna che non potrà mai amarmi fino in fondo, con cui non ho un rapporto stabile, ma cronologicamente duraturo.
Sono una persona inquieta.
Ho tradito la mia compagna ripetutamente, con la fornaia, con la sorella della fornaia, con le sue amiche, con le mie amiche, con la mia stagista.
Non è che non la ami, è solo che aspetto che nasca un amore più forte e travolgente, che, invece, stenta a decollare.
Che poi, a pensarci bene, non ho mai creduto nell’amore. Poi, una mattina, è arrivata Lei. Lei è Amore?

No, Lei è Vita, Lei è presente, Lei è un attimo.

Lei è libera.
È una raminga. Una zingara. Qualcosa che esiste senza di me.
Lei non mi cerca in continuazione.
Dormiamo spesso insieme, ma senza che accada nulla.
In realtà, non sono riuscito ancora a creare dei presupposti per rimanere nel suo letto, come un uomo con una donna.
Ha un odore selvatico.
Quando la abbraccio, quando, per ragioni legate alle nostre differenti altezze, affondo il naso nei suoi capelli, sento l’odore delle rose, del verde acido dell’erba tagliata, e, alla fine, un’essenza che ricorda lo iodio del mare.
Io che non concepivo un odore che non fosse “di pelle”, mi trovo a ricostruire le note olfattive della sua presenza.

 

 

Parliamo la notte fino a tardi al telefono.

Alcune volte, mi passa a prendere e giriamo per la città, con la fantasia di arrivare al mare.
Quando siamo insieme, ma anche nelle conversazioni telefoniche, rimaniamo a lungo in silenzio ad ascoltare il nostro respiro.
In questi momenti, provo una felicità semplice, un oggi senza un domani, un sentimento senza conseguenza.
Corre. Ci fermiamo in uno dei miei posti preferiti.
Ci sediamo sul bordo della fontana e non sul belvedere, perché viviamo queste occasioni in una bolla autarchica.
Le nostre dita si intrecciano, si sfiorano, si librano in aria, accompagnando pensieri e ragionamenti che bastano a loro stessi.
A volte, vedo nei suoi occhi, chiari al punto da sembrare trasparenti, il desiderio di baciarmi, quando si stringono come due fessure, fissando in maniera sempre più intensa la mia bocca, cercando di interrompere il flusso di parole.
In quei momenti, abbasso la testa, mi avvicino a Lui e la reclino sul suo petto.
Ho paura di baciarlo.
La sensazione che ho sentito, osservandolo, la prima volta che l’ho incontrato, davanti al bancone di un bar di periferia, è stata la possibilità di essere immensamente felice, di poter essere estremamente me stessa-o me stessa in modo estremo?-, ma che fosse una situazione volatile, condizionata nel tempo.
Sono una zingara,  l’amore, nella sua componente fisica, l’ho spesso rubato, ho preso ciò che volevo, senza chiedere nulla in cambio, ma senza curarmi dei legami precedenti o correnti.
Una o più notti senza futuro.
Nessuna mattina, perché ho avuto sempre una buona motivazione per andare o far andare via, per non affidare il mio sonno a uno sconosciuto.
Dormo spesso con Lui.
È l’unico uomo con cui abbia piacere a farlo.
Mi piace svegliarmi nella notte e cercare il suo volto, sfiorargli casualmente una mano, ascoltare il rumore del suo respiro.
Un giorno mi sono svegliata all’improvviso e l’ho trovato a fissarmi.
La luce del lampione, attraverso le persiane, si è rifratta sulle sue iridi. Non ho detto nulla.
Mi sono limitata a fissarlo a mia volta.
Siamo stati così fino alle prime luci dell’alba.
Con Lui è tutto molto intenso.
Cerco di spezzare questa intensità per paura che mi scavi a fondo, troppo a fondo, tanto da non poterne fare più a meno.
Sublimo questa profondità tagliandola con la leggerezza, io, che sono sempre stata la parte pesante dei rapporti più seri.
Quando Lui è così intenso, divento frivola.

Entrambi abbiamo dei progetti, solo che il mio è restare, il suo partire.
Lui ama senza ritegno, io non sono così chiara nell’esprimere ciò che sento,

ma tutto scorre così imprevedibile, senza fretta, senza programmi, a schema libero e senza soluzione nell’ultima pagina.

Colonna sonora”Amarsi Male”, Lo Stato Sociale

 

 

 

 

 

 

 

 

Standard
Quello che cambia, quello che penso, quello che sento

I 16+18 di una (pseudo) bionda

E poi, improvvisamente, in macchina, mentre ascoltavo la musica, mi sono sentita serena.

Non ho un lavoro, non ho una relazione, sto per compiere 34 anni, eppure sono felice.

Va bene, ho un tetto sulla testa, altrimenti ci sarebbe ben poco da ridere, e, in fondo, non avere una storia non è un problema, non mio quantomeno, ma la serenità deriva dalla liberazione da un macigno che, quest’anno, come petrolio sulle ali di un uccello, mi aveva impedito di “Essere”.

Sono libera di godere della mia stravaganza, di coltivarla, non la vedo più come qualcosa da estirpare, non sento più di essere inadeguata per l’età che sto vivendo, ma, semplicemente, sono consapevole, e non è un astruso modo di dire lievemente new age, che ogni strada porti da qualche parte, nessuna si somigli e i punti di arrivo siano sempre diversi, ma non per questo meno soddisfacenti.

Durante quest’anno, spesso ho sentito addosso la disapprovazione e l’incomprensione provenire da occhi che pensavo fossero amici, questo riflesso in uno sguardo estraneo, ma estremamente intimo, mi ha fatto sentire manchevole, carente di Vita e ora, che questa prospettiva non è più così opprimente, torno ad apprezzare la mia essenza.
Ed è di nuovo piacevole guardarsi allo specchio, è di nuovo bello ascoltarsi e osservarsi da dentro… è la scoperta che tutto quello che è stato non ha eliminato la mia gioia, non ha spento il mio buonumore, non mi ha snaturato.

E, davanti a me, ancora strade da percorrere, possibilità e occasioni da cogliere, sogni a cui dare forma… la Vita.

Il più bel regalo di compleanno.

“E se per te la normalità fosse un’aspirazione poco realistica?”
Purity- Jonathan Franzen

29044_407649016307_5154275_n

Chema Madoz

Standard
Quello che cambia, quello che sento

29 Settembre-secondo C-

Non capisco perché in tanti considerino settembre il “lunedì” dell’anno.

Settembre, per me, sono le giornate passate al mare in Sicilia, il sole che continua a sfidare il solstizio, l’indecisione sui vestiti da indossare e, se chiudo gli occhi, ancora riesco a sentire l’odore dei quaderni nuovi e delle matite e il racconto di mia mamma, incinta di me, sul letto in camera sua con i piedi scaldati da questa luce che non brucia.

Settembre porta con sè tutti i ricordi dell’estate e tutte le speranze di un nuovo anno.

Le tappe successive sono il mio compleanno, a metà ottobre, e poi Natale e non posso non essere ingenuamente felice con queste prospettive.

Le mie istantanee estive, quest’anno, rappresentano tutti i momenti e il tempo che ho potuto dedicare alla mia famiglia e ai miei amici, dopo tanto tempo.

Alberto che torna dall’Australia contemporaneamente al mio ritorno da Milano, la sua libertà e la sua capacità di insegnarmi ad accettarmi nella diversità dagli altri.

Le cene con Daniele e Gerardo, passare in negozio da Gianna e Antonello, la famiglia allargata.

Nadia, Sergio e Marisa, i fantastici tre del terzo piano.

Ele che cresce e assomiglia sempre più a suo fratello.

Mio nipote che mi fa vedere tutti i suoi pupazzi nel lettino e la dolcezza dei suoi genitori, Eleonora con Agata al parco e le paure di una giovane mamma, la felicità mia e di Lavinia nel passare un po’ di tempo insieme.

Cristina e David finalmente sposi e Lisa felice, e poi la Svizzera con Matteo, Sara e Pietro, il mago del “gattonamento”, il tempo passato al mare con mamma, le gite, i luoghi, i sapori di tanti anni fa.

Antonella, Patrizia e la gita a Torre Flavia.

La sempre vulcanica Elisa e l’ultimo gentleman, Richie, il sentirsi a casa e la loro adorabile e creativa vita nizzarda.

Mio cugino all’altare con la dolce, ma caparbia, Giulia, la foto alla pancia della mia piccola Aurora e la notizia di un altro pancione in crescita.

Alice e i tentativi di incontrarci da qualche parte in Italia e la nostra Amicizia che, a dispetto delle distanza e del tempo, non vacilla.

E poi Andrea, rimesso a nuovo dalle Maldive, stanco, ma felice, e Alessandro e Tamara, con un altro cucciolo d’uomo in arrivo e un matrimonio pieno di risate, in cui l’Amore puoi toccarlo, per quanto è vivo.

E la notte con Luca a fare foto per Roma.

Simona, Momi, Melania, Roberta, Luca, i miei capisaldi.

Adriano, i dubbi e i reciproci incoraggiamenti.

Sara e gli appuntamenti a pranzo che non riusciamo a concretizzare.

Le domeniche lente con Claudia e Davide e la continua indecisione sul cibo da ordinare.

Tibi e gli appuntamenti mancati in aeroporto.

Daniele alle prese con l’età adulta.

Francesco, che si sente di casa a Roma, ormai, e Alessio e gli agenti immobiliari improbabili.

Nicola che mi infila l’asciugamano nelle orecchie e mi dice cattiverie mentre mi fa la piega.

Addormentarsi e svegliarsi con Baloo e le nostre lunghe passeggiate.

Le cene al MaBe, da Rocco, Alessio e Loris e il coraggio di buttarsi.

La nuotata con cui ho quasi fatto affogare Luca e la sua inaspettata presenza nella mia isoletta, Salvatore e il suo prudente rispetto per il mare, Maria, Rosaria e le loro porzioni “piccole”, Annarita sempre matta, la serenità che mi da vedere Fausto sul molo e Monica e Andrea che mi aspettano. La conoscenza di tante nuove persone… tre per tutte, Stefania, una signora d’altri tempi, Teresa, che conoscevo senza che mi conoscesse,e il Greco con i suoi racconti.Zia Luisa e il costante aggiornamento meteo marino e l’incazzatura di Ferragosto, dopo aver quasi preso fuoco.

Zia Valentina e la continua curiosità per  ciò che facciamo, quasi fossimo veramente delle nipoti speciali.

Beppe che mi aspetta sotto casa per mezz’ora, per stare un poco insieme e Daniele e la questione morale degli inviti.

Giorgio e Frediano e le cene in cui si dicono cose imbarazzanti.

Dormire con Angie e Annibale, tornare a casa e trovarli lì, come se fosse sempre così.

Dormire con gli amici, e dormire veramente, serena.

Gli occhi di Gianmarco.

Il vino, le risate e la folle corsa in motorino con Tommaso.

Paolo e la sua nuova serenità.

L’altro Paolo, che sta facendo quello che facevo io lo scorso anno, spero non con i miei esiti.

Le telefonate con Ledi in treno e un treno di novità.

L’andar via da Milano finalmente serena.

Una telefonata di chi è in difficoltà ora, ma che sono certa che si riprenderà presto e tornerà a sognare in una cucina.

Michela e la gita di oggi da zio Paolo e zia Ninni,  i colori, gli odori, il sole della campagna. Roberto e i suoi mille hobby “praticati professionalmente”.

Con una cornice così affollata di foto, in cui molte probabilmente mancano, settembre è un inizio, è una valigia piena di libri, di fogli intrisi della mia scrittura, profumi  e cartoline, pronta per un viaggio che non so dove mi porterà, come sempre, un viaggio in cui non ho più intenzione di perdere me stessa, ma magari di conoscermi meglio, di individuare con più serenità  i miei bisogni e le mie aspirazioni.

Boa Sorte 

 

Standard
Quello che cambia

Imparare a non catturare le farfalle…

Oggi, mentre ero in terrazzo a trafficare con le piante, una farfallina bianca mi è passata davanti, a pochi centimetri dal viso.

L’impulso è stato quello di afferrarla, fortunatamente non l’ho fatto, ma il pensiero è andato a quando ero piccolina, a quando catturare farfalle era una cosa normale, per prendere la loro magica polverina dalle ali e magari volare.- Peraltro, non ho più visto retini per farfalle, evidentemente i bambini di oggi le catturano con un’app-.

Ovviamente neanche rubando la polverina a tutte le farfalle della terra un essere umano potrebbe volare. L’unico risultato apprezzabile è la morte della farfalla, o meglio della riduzione della farfalla alla schiavitù, all’impossibilità di spostarsi come sarebbe proprio della sua natura, alla mortificazione del suo Incanto.

Questa piccola morte scampata, mi ha fatto pensare che forse crescere è smettere di voler catturare le farfalle, smettere di volerle possedere, per imparare a cogliere la bellezza nella loro libertà, nella semplice osservazione del loro essere.

Ho parlato a lungo, in questi due ultimi mesi, con il mio amico A (o Bi, dipende se lo chiamo per nome o per soprannome) di Libertà, Amore e Dipendenza. Lui mi ha regalato un modo diverso di vedere il rapporto con gli altri, con l’Altro, con la gelosia e la possessione e, forse, ora, è lui che devo ringraziare se penso alle relazioni come a un Incontro, in cui non vanno portate le proprie paure, la propria necessità di possesso, la propria ansia di controllo, ma la voglia di osservare e comprendere qualcosa di diverso e meraviglioso, per creare un insieme di Libertà che si rispettino.

Chissà se sarà veramente questa la mia strada… intanto mi godo lo spettacolo dei colori e del volo delle “mie” farfalle e non penso più a catturarle.

de maio

Gentle Soul- Benedetto Demaio

 

 

Standard
Quello che cambia

Datemi Tempo

Ho finalmente concluso, a quasi un mese di distanza, il trasloco… un po’ anomalo, a dirla tutta, perché è stato un trasloco del contenuto di due case in una stanza già arredata.

Lasciando Firenze per Milano, lo scorso anno, infatti, non ho avuto il tempo di aprire scatoloni. Le valigie, dopo aver lavato i vestiti, sono state rifatte in tempo record, senza apportare grandi modifiche.

Preparando gli scatoloni per tornare a Roma, come avevo già scritto, mi ero accorta di quante cose avessi portato senza neanche usarle e anche di quante cose non usassi più da anni, pur trascinandole in giro per il mondo, per questo ho deciso di alleggerire il mio bagaglio. Avendo portato almeno 3 taglie nella mia vita da adulta, sono riuscita, con i miei acquisti improvvidi e di misure sbagliate, a far fare un po’ di shopping proletario a mia mamma, mia sorella e alle mie amiche… è bello sapere che qualcosa di mio sia nell’armadio delle persone a cui voglio bene. Una cosa che mi è molto più chiara dopo questo lavoro è che le cose che compro mi devono stare ORA. Se vogliamo renderla poetica, potremmo dire che è una rivalutazione del presente.

La stessa cosa ho cercato di farla con soprammobili e chincaglierie.

Sebbene molte di queste cose avessero un valore affettivo,  mi sono resa conto che il loro valore è nel ricordo e il ricordo non ha bisogno di appigli materiali. Con questo non voglio dire che mi sia liberata di tutto- in molti mi hanno consigliato di leggere il libro della Kondo, quando ho parlato del mio piano, ma diffido dall’ispirarmi a un libro scritto da altri, nel momento in cui la necessità ha visto la luce naturalmente in me-; conservo gelosamente tutti i biglietti che mi sono stati scritti, molti oggetti a cui sono legata, ma alcuni, che non avevano alcun senso o non avevano quasi nessun legame con la persona che sono ora, sono stati dati via.

Ho scoperto, fra le altre cose, di avere una ricca collezione di scontrini. Vi lascio immaginare che fine abbia fatto.

Ora, mentre facevo questo repulisti, ho capito anche di non aver bisogno di regali.

( La regola ha un’unica eccezione: desidero la maschera con cui fare snorkeling senza boccaglio, ma ora non me ne regalate cinque, anche perché devo provarla, comunque, così per dire, fucsia.)

Basta con gli oggetti: donatemi “il vile denaro” per realizzare le cose che vorrei, per lo più viaggi ed esperienze.

Capisco che non sia una cosa facile per chi non fa parte della mia famiglia, monetizzare un regalo, perciò ho ovviato a questo problema in altro modo: regalatemi del Tempo.

(Ah, per i miei familiari: voi potete fare la “combo”, soldi+ tempo, avete proprio tutte le fortune!)

Faccio un esempio: volete farmi un regalino, spendere una decina di euro?

Andiamo a fare colazione. Regaliamoci una mezz’ora.

Mi volete fare un regalo di grandezza variabile? Andiamo a cena insieme.

Per un regalo impegnativo o cumulativo? Una vacanza.

Quello che ho capito in questi due anni di lontananza da Casa, alla fine, si riduce al fatto che il lavoro è una cosa fantastica, se puoi fare ciò che ti piace- e a me finora è andata bene-, ma non basta da solo.

Ho capito che so fare un sacco di cose da sola, pure rimontare oggetti che ho rotto, e che non mi mancavano le persone care, perché le potevo sentire comunque telefonicamente, ma il tempo passato con loro. Mi mancavano la Realtà, la Quotidianità, la Condivisione.

Questa consapevolezza si è rafforzata con il ritorno in Italia, per circa un mese, di A, uno dei miei più cari amici d’infanzia. Non credo sia necessario dire che, sebbene non ci vedessimo da anni e ci sentissimo raramente, ritrovarsi è stato come farlo, dopo essersi persi il giorno prima: questo vale per tutti i rapporti essenziali della mia Vita.

La cosa che mi ha fatto riflettere, invece, è quanto mi mancasse del Tempo vero e pieno con lui. Ricollegare la voce a un sorriso, a un gesto. E mi sono resa conto di tutto ciò che mi mancava a Milano e Firenze delle mie persone… ovviamente, ora che sono a Roma, questa sorta di nostalgia ce l’ho nei confronti di chi ha scambiato la sua vita con la mia nelle altre città, o dei miei cari amici che vivono lontano, ma ora ho chiaro quale sia l’antidoto.

“Another turning point, a fork stuck in the road
Time grabs you by the wrist, directs you where to go
So make the best of this test, and don’t ask why
It’s not a question, but a lesson learned in time

It’s something unpredictable, but in the end is right.
I hope you had the time of your life.”

Green Day- Time of your life

tempo-della-rete_home-1

dal web

 

 

 

Standard
Quello che cambia

Home is wherever I’m with me

Sono in treno dopo l’ennesimo trasloco. Questa volta, la macchina non ce l’ha fatta a contenere tutte le mie cose e perciò ci siamo divisi io, mia sorella, il suo ragazzo, valigie, scatoloni, buste, macchina, treno.

Questa volta si torna a casa.

20160513_142410 (1)

Maggio 2016, il cielo di Roma

In questi due anni, ho vissuto con la convinzione di non essere a casa mia, che fossi di passaggio nei luoghi che toccavo. Solo ora ho capito una cosa fondamentale, ma mi sono dovuta fermare un attimo per comprenderla.

Ho cambiato città pensando sempre che magari avrei trovato qualcosa che mi avrebbe fatto sentire a casa, ma ignoravo di essere io la mia casa.

Ho lavorato tanto, mi sono votata a cause altrui, mi sono lasciata galvanizzare al 100% dagli obiettivi attinenti alla mia professione, trascurando tutto il resto, trascurando me stessa.

Questo ha fatto sì che difficilmente riuscissi a crearmi un contesto di Vita, in cui inserire il lavoro, piuttosto inserivo la Vita nelle fessure che mi permetteva di creare il lavoro.

Ci è voluta una rottura drastica di uno squilibrio per aprirmi gli occhi.

Ora torno a Roma senza lavoro, probabilmente un po’ incosciente nella mossa che ho fatto, molto più ricca e consapevole, sia umanamente che professionalmente.

Ho finalmente capito che, sebbene adori il mio lavoro, lo abbia scelto, mi dia anche parecchie soddisfazioni, è un lavoro e bisogna saperlo chiudere fuori la porta di casa, la sera.

Mi sono ricordata, in queste tre settimane che ho vissuto a Milano in vacanza, attendendo di piazzare l’appartamento che avevo affittato, che ho una serie di interessi che non possono essere costretti nelle mura di un ristorante, per quanto bello, che nutrire altri interessi oltre al mio lavoro è la mia forza, è il punto di origine della mia creatività.

Ho compreso che sono una persona  libera, come mi ha detto una delle responsabili che ho avuto anni fa, una donna libera, e, come una nuvola, non posso essere messa in una gabbia. Formalmente può sembrare che ci sia dentro, ma non si può imprigionare qualcosa che è fatto della stessa materia dell’atmosfera. E me lo sono fatto scrivere sulla pelle, da una persona che il suo lavoro lo fa con una gioia veramente infinita e travolgente e che mi ha fatto capire come l’entusiasmo mi stava abbandonando.

chema madoz untitled

Chema Madoz, Untiled

Mi sono resa conto che, pur essendo una persona indipendente e che non ha paura di vivere la sua solitudine, apprezzo la compagnia degli altri, adoro mescolare la mia Vita a Vite Diverse ed è nella mia natura essere socievole.

Ho conosciuto persone nuove- alcune talmente a fondo da pensare che fossero lì ad aspettarmi-, ho ritrovato persone con cui ho diviso gran parte della mia Vita e che non bastano spazio e tempo a rendere estranee.

scarpe

Milano, Primavera Estate 2015 in via Molino

Sono scesa a compromessi con l’idea che, su alcune cose, non so scendere a compromessi e che la Lealtà, la Sincerità sono qualità che cerco nelle persone che mi sono intorno e dalle quali non posso prescindere, che non ho paura della  durezza della Verità e sono disposta a perdonare la Debolezza che porta all’incapacità di reagire, solo se mi viene confessata.

Ho eliminato, o almeno cammino in quella direzione, il rancore, visto che mi avvelena il sangue, ma non cancella il passato. Per quello, basta il tempo a rimettere in prospettiva gli avvenimenti, perché, come amo dire spesso:” Di questa situazione, ne rideremo fra qualche mese” e ora posso aggiungere:” Se non è una situazione di cui sorridere dopo qualche mese, qualora sia possibile, va lasciata perdere”.

Ho accettato che ci sono persone che, probabilmente, non dimenticherò mai, sebbene mi abbiano fatto male, che non posso cancellarle con una  gomma magica, come ho sempre fatto, ma non per questo faranno parte del mio futuro, anzi, il futuro non mi interessa. Mi interessa finalmente il presente.

Ho visto in un palazzo anonimo, vicino alla mia casa milanese,“La fabbrica dei sogni”,  una azienda di auto che ha dato vita alla fantasia di molti automobilisti e lavoratori italiani, in passato… I sogni, spesso, si realizzano in luoghi apparentemente insospettabili.

Ad un certo punto, quando ho ripreso consapevolezza di una me stessa che andava oltre le attività che svolgevo, mi sono ricordata di avere un corpo, che stavo trascurando, e che ora mi chiede di prendersi cura di lui e il primo passo in questa direzione lo farò risolvendo un problema legato ad un infortunio di due anni fa. E mi leverò un bel peso, metaforico e fisico.

A proposito di pesi, fare traslochi ti rende consapevole del fatto che hai troppe cose, per lo più inutili e che, eliminarne, regalarne, venderne qualcuna non può certo far male, ma può solo farti camminare più libera per le strade della Vita e ti rendi conto anche che, determinate strade, potresti sicuramente affrontarle in maniera più efficiente ed economica attraverso degli estranei, ad esempio un’agenzia di traslochi, ma che, alle volte, si ha bisogno di qualcuno di famiglia per trasportare la tua Vita in giro.

bambola e saponetta

Due elementi senza fondamentali nei miei traslochi: ne è rimasto, per una scelta consapevole, solo uno

Ora so che posso scegliere di vivere in una città diversa, perché l’unica “cosa” che devo ricordarmi di portare sono io.

La Primavera ha sempre cambiato qualcosa, per me, come per tutte le persone inquiete e questa non è stata da meno. Quattro anni fa, in Primavera, ho iniziato un percorso lavorativo che mi ha portato a conoscere tante realtà diverse e mi ha reso soddisfatta e felice; esattamente oggi, ma di tre anni fa, arrivavo a Milano, per prendere al volo un’opportunità, che ignoravo sarebbe stata solo la prima pietra di un sentiero che mi avrebbe condotto a vivere in quella città.

Nello stesso giorno, anzi, esattamente 24 ore prima, tre anni dopo, lascio Milano.

cortile

Milano, 23 Maggio 2013, nel riflesso ci sono io

 

(Colonna sonora consigliata: https://www.youtube.com/watch?v=oUknlSWNbEI

Mi raccomando: guardate il video per osservare la felicità degli occhi di Jade )

 

 

 

 

 

Standard