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Io non mi fido (sottotilo: ” Amo la verità, vi spiego perché”)

La scorsa settimana ho avuto due giorni liberi, avvenimento che, negli ultimi dieci mesi,sembrava fosse diventato un miraggio ( con i miei colleghi abbiamo avuto una stagione lavorativa decisamente intensa), e che, invece, sembra stia finalmente prendendo forma, tanto che ne ho avuti due di seguito questa settimana e mi è venuta la febbre per l’emozione.

Queste 24 ore in più lontana dal lavoro, mi hanno dato modo di fare una miriade di cose, rispetto al solo pulire casa, metter su lavatrici con il subliminale obiettivo di diventare azionisti della Dash, spendere “mioni” ( non milioni… ma proprio “mioni”alla romana) dall’estetista cercando di diventare quantomeno presentabili, femmine per un solo giorno.

Fra le varie cose: sono andata al cinema e ho visto “La Grande Scommessa”.

Sono uscita con un’ansia che solo un cocktail di Xanax e Lexotan avrebbe potuto far sparire, sentendomi come le vecchiette nel film di Mary Poppins, quando, in banca, cercano di ritirare tutti i loro risparmi ( peraltro,  andare a ritirare “tutti i miei risparmi”, che sono affidati ad una prepagata, susciterebbe l’ilarità di tutti gli sportellisti), ma soprattutto sono stata pungolata, attraverso la finanza, di cui non capisco un’emerita minchia, su di un punto dolente del mio carattere: la mancanza di fiducia.

Il film si apre con una frase di Marc Twain, peraltro tradotta un po’ alla “cazzo mannaggia”, “Non è ciò che non sai che ti mette nei guai.  È ciò di cui sei sicuro che non è come credi”.  Qualche tempo fa, conversavo con una delle “mie persone” e, in un momento di eccessiva sincerità- perché, a volte, dovrei pensare le cose senza dirle e sarebbe tutto molto più facile, visto che poi non riesco neanche a dirle tutte e come le sento- , le ho confessato che non mi fidavo più di lei, da un certo punto di vista, da un avvenimento, e che a nulla sarebbero valse le spiegazioni e le garanzie di cambiamento, perché tanto era, per me, impossibile su quell’argomento credere in un vero e proprio rivolgimento interiore.

Credo di essere stata anche un po’ crudele, un po’ una stronza, a dirla tutta, ma il problema non era della mia persona, se non in una minima percentuale, residente nell’aver avuto lei per prima il timore di confidarsi con me, ma mio. E lo è tuttora.

Io non mi fido, o meglio, non completamente e sono rapidissima a fare passi indietro, appena avverto anche solo il sentore di qualcosa che non mi è chiaro- altro che i canarini nelle miniere…-.  Apprezzo, anzi invidio, tantissimo chi, in amore come in amicizia o sul lavoro, spalanca le porte alle altre persone e chiude gli occhi. O forse, non lo apprezzo e non lo invidio, ma semplicemente vorrei non dover essere sempre così all’erta e vorrei anche che, chi è intorno a me, capisse che il mio attaccamento alla verità, alla lealtà, al non ingannare l’altro non è volto al giudicare la menzogna, ma al non apprezzare chi svilisce la mia intelligenza e, di conseguenza, la mia capacità di comprendere e “compatire”, etimologicamente “soffrire insieme”.

 Sempre all’inizio del film, passa sullo schermo una frase colta in un bar:” La verità è come la poesia. E alla maggior parte delle persone sta sulle palle la poesia”.

 Io amo la verità!

Da piccola odiavo pure Pinocchio, perché venivo punita severamente se dicevo una bugia e non comprendevo come potesse dirne così tante.  Mi sono trovata a dover reggere verità che non pensavo mai avrei metabolizzato, quando le ho ricevute, ma non farei mai a cambio con una vita di inconsapevolezza.  Non dire la verità ad una persona che ti è cara – e non parlo di bugie bianche-spezza un legame di intimità, di infungibilità ( questa parola mi è molto cara), soprattutto se l’occultare non è per proteggere lei, ma per proteggere te, per la paura di perderla o che ti dica qualcosa di spiacevole. In quel momento, le levi il potere di scegliere, scegliere se rimanerti accanto con tutta la tua brutta verità, con le tue cadute, con le tue debolezze, ma senza che la sua intelligenza sia sottovalutata o ingannata.

Non pretendo di avere accanto persone perfette, le persone le amo per i loro difetti, perché è attraverso i loro difetti che manifestano la loro espressione di umanità, ma di avere persone oneste e coraggiose, che capiscano che, probabilmente, le amerò lo stesso perché mi avranno pur detto qualcosa di duro e difficile da digerire, ma mi hanno considerato abbastanza intelligente a legata a loro da accogliere le loro “bruttezze” e da affidargli le mie.

Affidare le mie verità, mi rende vulnerabile, ma rende unico il rapporto con il mio confidente e, in un mare di pseudo rapporti affettivi, di conoscenti elevati ad amici da frequentazioni virtuali, i rapporti esclusivi, forti, temprati dalla bella e dalla cattiva sorte sono il nostro migliore investimento.

erwitt 1993

Elliot Erwitt, Miami Beach, 1993

 

 

 

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