quello che sento

Io che non so creare un “per sempre”

Parlo tanto, ma difficilmente riesco a dire, ad esprimere quello che sento.

Mi sono sottoposta ad analisi proprio per questo motivo: all’analista puoi dire tutto senza ripercussioni, senza sforzarti di trovare i modi giusti, senza avere la paura di non essere compreso e, ancor più, che qualcosa ti venga rinfacciato in un attimo di rabbia.

Allo stesso modo, quando sono veramente in difficoltà, non riesco neanche a scrivere.

Per scrivere, ho sempre creduto fosse necessario avere chiarezza, avere un quadro nitido del messaggio da trasmettere e, spesso, la scrittura mi è venuta in soccorso nei momenti in cui non riuscivo a spiegarmi.
Molto spesso, a voce, aggiungo parole inutili, accavallo discorsi, perché non ho la sfrontatezza di comunicare le mie emozioni.

Io non so dire “ti amo”, non so dire”resta”, non so dire” basta”- anche se, sull’ultimo punto, mi sto sforzando molto, per evitare di arrivare al “io vado”-.

In questi ultimi mesi, non ho scritto… sono stati mesi difficili e ora sono in una fase di assestamento.

Io non sono una con un piano preciso. Il piano A lo avevo da bambina, mi vedevo donna manager, con tanti fidanzati, tra i quali poi avrei scelto un marito e, per una questione puramente sociologica, avrei fatto dei figli. Da giovane- ossia, intorno ai 25 anni-.

Il piano A è sfumato prima ancora che compissi 25 anni: o mi innamoravo perdutamente per secoli, ma di situazioni alla Romeo e Giuletta, in cui, per inciso, muoiono tutti, o capivo che non faceva per me, prima ancora di chiamarli “fidanzati”. C’è stato solo uno stato di grazia di circa 4 anni, ma sapevo che non sarebbe divenuto un” per sempre”.

Senz’altro ho capito ben prima di Sorrentino che, perdere tempo con persone che non stimo non fa per me, quindi, ora, mi intrattengo per lo stretto necessario, consapevole che “non si cava il sangue dalle rape”.

(Il problema è trovare qualcuno che mi faccia credere che sia possibile, che non mi annoi mortalmente, che non si metta in competizione, ma mi dia la mano, in un mondo di superficialità, di mancanza di tenacia, di sopracciglia ad ala di gabbiano.)

Il piano B, dopo una laurea conseguita “perché non bisogna mai mollare”, dopo la morte improvvisa di papà, è diventato buttarsi nel lavoro, in un lavoro totalmente diverso da quello per cui ho studiato, prendendo ciò che mi veniva offerto dalle Occasioni, perché tanto, programmare, nella Vita, è inutile.

Via la vita privata e a giro per l’Italia, guadagnando, dal mio amico Elle, il soprannome di “zingara”.

In quasi tre anni, ho cambiato tre città, una delle tre prospettive, devo dire, mi corrispondeva molto, visto che era “temporanea”.

C’è gente che fugge da casa, dalle proprie origini, da quello che è stato… loro riescono a radicarsi. Io no.

Non ho motivi per fuggire da una città degradata, ma comunque unica; non nutro sentimenti di revanscismo; ho delle radici salde, senza essere opprimenti, e amicizie che non sono conoscenze, che sopravvivono alla distanza e alla mia carenza di tempo libero. Tutto ciò mi rende ospite ovunque vada. Per questo adoro gli alberghi, i non luoghi, e cerco di non rendere troppo vissuti gli spazi- anche se, un minimo devo crearmi un nido, per non impazzire, un posto per chiudere la porta e tutto ciò che mi turba fuori di essa.-

Ho delle idee per il mio futuro, ovviamente legate al lavoro- credo che per amare sia necessario fidarsi e la fiducia non è una mia virtù. Ci vuole molta pazienza con me. Bisogna disarmarmi e non è una cosa facile-, ma non sono dei veri e propri piani, sottostanno a delle condizioni che sono quantomeno, per questioni fisiologiche, aleatorie.

Probabilmente ho un problema di maturità, anzi di immaturità. Forse il “per sempre”, visto che credo veramente che qualcosa possa essere per la Vita e non gioco con le parole come molti, è un obiettivo a cui ancora non sono pronta.

Il problema è che non riesco a trovare un equilibrio, non so mai se stia facendo la cosa giusta, ho bisogno di continui stimoli, vorrei avere più vite in cui riuscire a seguire i miei interessi, a diventare brava in tutto ciò che mi incuriosisce e questo desiderio è una lama a doppio taglio, perché ti può portare a disperdere le tue capacità, anziché perfezionarle: può essere la porta verso la mediocrità.

In questa enorme confusione, spero di trovare un bandolo, che qualcuno mi passi un filo rosso da seguire, che, ad un certo punto, arrivi un’Occasione a mostrarmi la strada. Nel mentre, è estate.

“Continuerai a farti scegliere

O finalmente sceglierai” 

Verranno a chiederti del nostro amore- Fabrizio De Andrè ( come se servisse citare la fonte)

estate

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