quello che sento

Milano, le novità, i limiti e la scoperta di non essere un salmone

Ho cambiato di nuovo città, ora vivo a Milano.

La preferisco rispetto a Firenze, almeno per ora. Firenze sono riuscita a sentirla stretta in meno di una settimana.

Ho stipulato un contratto di affitto 4+4 ( paura vera) con sei mesi di preavviso per il recesso;  vivo in un monolocale con un enorme box doccia; ho una proprietaria di casa fantastica- almeno per ora-; sto valutando di prendere una colf e lavoro in un “bellissimo giardino”. Ho anche fatto l’abbonamento al car sharing, quasi abbandonando i miei amici taxisti, e giro su di una 500 rossa per le vie di Milano smarrendomi con una frequenza impressionante, ora, ad esempio, sono su di un treno che ho rischiato di perdere per colpa di una maratona e una serie di sensi deviati.

Insomma, qualcosa è cambiato. O forse no. O forse sta cambiando. O forse STO cambiando.

Non so, è difficile valutare il cambiamento mentre avviene.

Ci sono cose su cui sto arrivando a patteggiare con me stessa: una di queste l’ho scoperta negli ultimi giorni.

Sono una persona che difficilmente fa posto, veramente e profondamente- in maniera superficiale e leggera, potrei riempire uno stadio con la gente a cui ho dato spazio- alle persone. Una serie di cose accadute in questi giorni mi ha fatto rendere conto che, sebbene lotti con me stessa continuamente  e strenuamente per far sì che non avvenga, per non avere bisogno degli altri, o meglio della loro presenza, ci sono alcuni, pochi, che sono penetrati  fino ad un punto talmente profondo della mia Vita da rendere molto difficile e molto doloroso allontanarli, malgrado gli ostacoli caratteriali. Sono parte della mia Essenza.

Non sarà facile, mai, ma, verosimilmente, sarà.

Inizio a pensare che, con alti e bassi, questi rapporti rimarranno nella mia Vita, anche quando connotati da una punta di bilaterale masochismo. Qualcosa di ancestrale ci lega e non accettarlo è come andare contro corrente nelle rapide: non sono un salmone, devo riconoscere i miei limiti naturali.

Insomma, sto iniziando a contemplare delle variazioni sul tema del “questa cosa mi fa male/ me ne vado”. Iniziare e contemplare sono verbi usati volutamente per far intendere che è ancora un work in progress… non aspettatevi che, da domani, inizi a scivolare sulle rapide con una ciambella color fragola (dettaglio coloristico importantissimo).

Sono arrivata anche a chiarire, quasi del tutto, un altro punto. Dopo atroci dubbi, che mi attanagliano da circa un anno, sul tema” sto buttando la mia vita dietro al lavoro… starò facendo la cosa giusta?”, mi sono resa conto che ho anche io bisogno di pause, di tempo per me e non può tutto esaurirsi in una forma contrattuale, perché ho anche molti altri interessi e non voglio inaridirmi, but la scelta casa/ famiglia/ figlioli, al momento, non mi corrisponde.

Non posso sposarmi, comprare casa e mettere su famiglia perché è giunto il momento.
Sto scendendo a patti anche con l’idea di rimanere indietro con la Vita, probabilmente scoprirò il mio desiderio di maternità quando sarà troppo tardi e le radici le metterò forse mai… sono abbastanza certa che non mi accontenterò di un Amore “che torni a casa la sera”, quello lo lascio volentieri agli altri. A me non basta.hme1

Banksy-2015

L’intimità, non fisica, quella è una cosa banale, ma quella fondata sui sentimenti, sulla comunanza di progetti ed obiettivi, sulla stima è un’alchimia talmente difficile da trovare, ma così unica e riconoscibile da non poter accettare compromessi.

E ora una serie di istantanee… la bambina di due anni che, per strada, mi inizia a camminare vicino e, sotto gli occhi stupiti dei genitori, mi prende la mano; la foto delle mie scarpe e di quelle della mia nuova amica, casualmente strette in una specie di abbraccio;

scarpeil signore che mi ha mostrato la strada più veloce per la stazione e mi ha consentito di prendere questo treno; la signora che mi invita a pranzo la domenica a casa sua per averle fatto attraversare la strada; la coppia di amici, che vivono a pochi passi da me, che mi ospita a cena e mi fa sentire odore di casa; il giovane collega che mi fa compagnia fino a fine turno lavorativo, pur avendo staccato mezz’ora prima; la coppia over anta che si tiene per mano camminando, come se quella stretta fosse la loro forza per affrontare il mondo.

stretta di mano

Direi che questo mini bilancio sul mio primo mese- e spicci-milanese sia alla fine positivo… e ora vado: devo scendere dal treno che mi ha riportato a Casa.

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