quello che sento

E adesso cosa succede?

Cambia il vento e io con lui, sempre ed ostinatamente una Mary Poppins.

Arriva un momento in cui, o cambi e lasci andare le cose che ti fanno star male, o lasci che loro ti cambino.

Personalmente, ho sempre ritenuto inutile indugiare nella sofferenza: sì, certo, il dolore aiuta a crescere, ma il dolore ineluttabile; quando l’afflizione eludibile sconfina nel gratuito masochismo, beh, in me si innesta un meccanismo salvavita ben più efficiente del Beghelli e lascio andare la causa che la provoca.

“Lasciare andare” sono due infiniti che hanno preso piede, negli ultimi anni, nella mia vita come fossero imperativi categorici.

Non sono diventata buddista, né mi sono consacrata alla new age, né tantomeno ho fatto voto di povertà- anzi, i brillanti sopra il carato (ultimamente anche sotto… c’è crisi) sono sempre ben accetti-, semplicemente ho iniziato a capire che la tanto celebrata la sofferenza, celebrata sia dalla nostra colpevole cattolica origine, sia da una società che esalta il tormento, che sia amoroso o amicale o di altro genere poco importa, come necessario per conseguire risultati più apprezzabili o, altrimenti, come fulcro del romanticismo, non è un valore aggiunto.

Si può amare senza star male, anzi, l’obiettivo dovrebbe essere opposto; si può essere amici senza dover arrivare a diventare Maestri Jedi e questo non significa che si debba essere solo young and free, allegri e superficiali, ma semplicemente che l’accanimento terapeutico non paga.

Se una cosa non va, non va.

Non possiamo amare tutti, essere amici di tutti, piacere a tutti e lo stesso parametro lo applico alle situazioni.

Non posso star bene ovunque e la Vita è troppo breve per sottoporsi a costrizioni non necessarie.

Certo, questo non significa fuggire sempre, ma capire quando un’esperienza è stata portata a termine, è arrivata alla fine, è satura  e, possibilmente, se le condizioni empiriche si prestano, cogliere l’attimo per cambiare.

E adesso? Cosa succede adesso?

piedi jump

                             I miei piedi, sullo sfondo il mare che amo

“Quando diciamo cose tipo “Le persone non cambiano”, facciamo impazzire gli scienziati. Perché il cambiamento è letteralmente l’unica costante di tutta la scienza. L’energia, la materia, cambiano continuamente, si trasformano, si fondono, crescono, muoiono. È il fatto che le persone cerchino di non cambiare che è innaturale, il modo in cui ci aggrappiamo alle cose come erano invece di lasciarle essere ciò che sono, il modo in cui ci aggrappiamo ai vecchi ricordi invece di farcene dei nuovi, il modo in cui insistiamo nel credere, malgrado tutte le indicazioni scientifiche, che nella vita tutto sia per sempre. Il cambiamento è costante. Come viviamo il cambiamento, questo dipende da noi. Possiamo sentirlo come una morte o possiamo sentirlo come una seconda occasione di vita. Se apriamo le dita, se allentiamo la presa e lasciamo che ci trasporti, possiamo sentirlo come adrenalina pura, come se in ogni momento potessimo avere un’altra occasione di vita, come se in ogni momento potessimo nascere ancora una volta. “

Grey’s Anatomy

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